lunedì 6 settembre 2010
MI SPOGLIO DI ME
"Cosa vuoi?" mi rispondeva quando lo contattavo telefonicamente per metterlo al corrente sui figli, ed anche perchè questi ultimi mi pregavamo di chiamarlo perchè desideravano parlargli. "Non sopporto te, il tuo nervosismo, voglio vivere! Ho poco più di quarant'anni ne ho il diritto ! Così ripeteva convinto di avere ragione. "I tuoi diritti, mio caro, sono finiti nel momento in cui hai deciso di mettere al mondo due creature, e se non te ne sei ancora reso conto sono iniziati i tuoi doveri ! Sarebbe ora che tu prendessi atto della situazione e decidessi di assumerti la tua parte di responsabilità. Stai facendo del male ai bambini, a me e forse anche a te stesso, ma quel che c'è di peggio è che tu non te ne rendi conto ! Era come al solito il mio perenne e costante soliloquio, tanto lui si rifiutava di vedere e di sentire. Poi il riavvicinamento. Tornò, una fredda domenica mattina, suonò il campanello, e quando andai ad aprire lo vidi impalato davanti all'uscio. Mortificato, testa bassa, come se non avesse neppure il coraggio di guardarmi negli occhi. Gli feci cenno di entrare, lui mise piede in casa timidamente,. I bambini gli corsero subito incontro gettandogli le braccia al collo e gridando :"Papà, papà sei tornato finalmente! Mamma aveva ragione! Hai concluso quel lavoro?" Giacomo li guardò incredulo, poi si voltò verso di me, ed io prontamente con gli occhi gli feci cenno di tacere. I bambini non devono soffrire, non devono pagare il prezzo troppo alto degli errori dei "grandi". I "grandi" sono sempre così complicati, non possono essere compresi dalle loro piccole menti. "Secondo te vale la pena riprovare Cla?" Mi domandò mio marito. "Credo di si.." Risposi, anche se in fondo non ne ero tanto sicura. Ma c'era Lucy, c'era Lele..noi eravamo i suoi genitori, noi li avevamo voluti, concepiti con amore, e con lo stesso amore dovevamo occuparci di loro, star loro vicino. Mi chiesi se una semplice valigia potesse contenere tutto un passato, un vissuto, un sofferto, una famiglia...No, una valigia non poteva contenere anni trascorsi insieme, la passione che c'era stata fra noi. Certo, non sarebbe stato facile risolvere di colpo tutti i nostri problemi, le incomprensioni, le disillusioni. Ma l'amore, la pazienza, la costanza, il coraggio sono una grande forza. Sono la vera ed unica forza di una madre, di una donna, di una moglie, ed io volevo correre il rischio, il rischio di darci una seconda chance. In fondo anche se all'esterno apparivo come una persona emancipata, ero molto attaccata ai valori e alla sacralità dei vincoli indissolubili, non volevo perdere tutto, dare un calcio a ciò che avevo costruito. Avevo tante, troppe cose da fare. Innanzi tutto salvare mio figlio da un destino ancora incerto, provare a ridargli la vita, quasi a partorirlo una seconda volta, e poi chissà...iniziare a rimettere insieme i cocci, i cocci di un amore troppo grande affievolito ed intiepidito forse dalle avversità della vita.
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