mercoledì 8 settembre 2010
MI SPOGLIO DI ME
Sapevo perfettamente che tutto ciò in parte era vero, ma ero anche sicura che dietro a tutto questo era celato ben altro. Io volevo veder chiaro, avevo bisogno di conoscere, di aprire i miei orizzonti, al fine di essere utile per davvero a mio figlio. Consultai i migliori specialisti in neuropsichiatria infantile, la maggior parte dei quali a pagamento. Girai per mezza Italia, alla ricerca della verità. Appariva una situazione poco chiara, dal punto di vista diagnostico, c'erano molte discrepanze, molte sfacettature, ombre ancor poco delineate. Mi suggerirono di attendere l'undicesimo anno di età, perchè con l'ingresso alla pre-pubertà, sarebbe stato più facile inserire Raffa nel parametro giusto. Giunse l'anno 2008. L'anno del secondo intervento di mia madre. Altro tumore al rene sinistro. Questa volta la posta in gioco era davvero molto alta, la poveretta rischiava la dialisi. Glielo comunicarono la sera prima dell'operazione, mi telefonò piangendo, dicendomi che adesso era davvero finita. Avevo un nodo in gola, ma lo ricacciai. Non dovevo abbatterla ancora di più, come avrei potuto? La incoraggiai dicendole di essere fiduciosa, in fondo, non può piovere per sempre. Il giorno seguente, chiesi permesso al lavoro per recarmi all'ospedale. Fuori, seduto in sala d'attesa trovai mio padre. Sembrava un bambino indifeso, gli occhi rossi e lucidi, le rughe, solchi profondi sul viso. Per la prima volta dopo tanti anni provai tenerezza per lui, sentii l'impulso di abbracciarlo, abbracciare quel padre-padrone, che mi aveva fatto tanto soffrire. Mi dissi che in fondo il perdono non era un gesto di debolezza, sarebbe stato come spezzare le catene che imprigionavano l'essenza del mio animo e mi offuscavano la luce. Era pura saggezza, pura spiritualità ed umanità, attraverso quel gesto avrei forse trovato la pace. Mia madre uscì dalla sala operatoria dopo sei lunghe ore. Il medico disse che era stato loro possibile salvare tre quarti dell'organo, ed avrebbe evitato un vero calvario. Tirammo un sospiro di sollievo. La riabilitazione fu più lunga della precedente, ma nel giro di pochi mesi fu in grado di rimettersi in piedi e raggiungere una discreta autosufficienza.
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