martedì 7 settembre 2010

MI SPOGLIO DI ME

Io ce la misi tutta per davvero.Lottai con tutte le mie forze per ritrovare l'intesa con mio marito, lo feci con la determinazione che mi ha sempre caratterizzata, anche a costo di venire a meno a quelli che erano poi i miei veri punti di vista. Accantonai l'orgoglio, la presunzione, ma era difficile, spaventosamente difficile. Si era creato un abisso profondo tra di noi, quasi un baratro che ci inghiottiva, un baratro che ci allontanava, sopiva i nostri desideri, la volontà di metterci a confronto. Era certa che lui non mi era mai appartenuto, era stato un mito, una leggenda, una visione utopica del mio essere costantemente innamorata dell'Amore. Mancava la motivazione, quell'imput che scatenasse la nostra voglia di metterci sinceramente a confronto. Persino la riscoperta dei nostri corpi dopo la devastazione, data dalla lontananza, ci rivelò due estranei, due esseri che non si erano mai appartenuti, ci domandammo se eravamo davvero stati "carne della stessa carne". E poi le divergenze di opinione, il suo continuo riprendere le mie prese di posizione davanti ai figli, le sue frecciatine. Luciano, risentiva molto di questa continua tensione. Era sempre stato u bimbo particolarmente calmo e tranquillo, inconsciamente si era sempre assunto il ruolo di fratello maggiore, un ruolo scomodo, che non gli spettava. Con l'ingresso alla scuola elementare, reclmò il suo posto di secondogenito, e lo fece attraverso due mesi di vera e propria crisi di originalità che si manifestò in iter scolastico, in particolare alla mensa. Si mostrava scontroso, rifiutava di mangiare, scagliava oggetti contro le maestre, aveva interiorizzato che con il capriccio e le cattive maniere si può davvero ottenere tutto. Per fortuna grazie a poche sedute psicologiche rientrò e si mise in carreggiata dimostrando di essere un ragazzino in gamba ed un ottimo scolaro. Raffaele stava compiendo progressi, ed io ero felice per questo. C'era però qualcosa di strano in lui, qualcosa di subdolo e sottile, quei continui sbalzi d'umore,quella sua improvvisa tristezza che si alternava a esaltazione della sua persona, apparivano quasi maniacali. Ma chinque mi diceva che il tutto era da riferirsi alla situazione famigliare poco chiara, alla mancanza di un modello maschile producente con il quale identificare la sua mascolinità, alla carenza di punti di riferimento.

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