giovedì 9 settembre 2010

MI SPOGLIO DI ME

Tuttavia, non poteva compiere sforzi, doveva imparare a dosare bene le proprie forze, sottoporsi a controlli di routine trimestrali, vivere insomma una vita piatta e molto regolare. Ma era già qualcosa, a questo punto che, come si suol dire in questi casi, potesse "raccontarla". La mia esistenza procedeva intanto tra il lavoro, la casa, i bimbi da seguire con i compiti e le consegne scolastiche. Giuro che alla sera mi sentivo davvero esausta e finivo sempre per addormentarmi sul divano davanti alla TV. Mio marito, sempre più indifferente e distaccato, parlava sempre in prima persona, mettendo in rilievo, le sue fatiche, i suoi impegni, le sue preoccupazioni. Ma questo era un classico, un classico al quale avevo "fatto il callo", tanto è vero che non ci facevo neppure più caso. Le cose che invece mi facevano imbestialire di lui, erano il rapporto che aveva con il danaro, e la sua superficialità, quel suo modo di apparire piuttosto che di essere. Il tipico adulto mai cresciuto, affetto dalla sindrome di Peter Pan. A volte mi pareva di avere a che fare con tre figli anzichè due. Il sabato e la domenica erano una vera tragedia. Il mio "terzo figlio", pretendeva di uscire, perchè, come sosteneva lui, era un suo diritto, io sommersa dalle faccende domestiche e dalla cura dei doveri scolastici dei bambini. Era già difficoltoso per me catturare la concentrazione di entrambi, che frequentavano fra l'altro classi diverse, e lui non capiva. Non solo, ma quando i figli mostravano scarsa motivazione e volontà di collaborazione, faceva di tutto per smontarli ancora di più, faceva commenti ad alta voce, in questo modo i ragazzi, facendosi forti dell'approvazione del loro caro papino, diventavano ingestibili. Sudavo sette camicie, per non parlar dei maglioni.

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