lunedì 13 settembre 2010
MI SPOGLIO DI ME
Questo fu anche l'anno in cui entrambi i miei ragazzi dovettero avvicinarsi al catechismo in vista della preparazione alla prima comunione. Fu un'altra ardua prova per me. Io non riuscivo a gestire tutto per via degli orari legati agli impegni di lavoro, a casa e fuori da essa per cui delegai ai nonni l'onere. Non lo avessi mai fatto ! Mia madre, purtroppo a seguito della malattia aveva amplificato la sua tendenza agli stati d'ansia e agli attacchi di panico per cui intervenne mio padre. Questo fu totalmente deleterio. Le catechiste ed il parroco della Chiesa avevano già precedentemente manifestato scarsa simpatia nei confronti di Raffa, non perdevano ccasione per cacciarlo dalle lezioni, con la scusa di "premiarlo" per la poca concentrazione che prestava, tenendolo fuori a giocare a pallone. Un giorno, dopo uno di questi episodi, capitò che egli fosse allontanato insieme ad un altro ragazzino, figlio di una delle catechiste, e compagno di classe di Raffaele. I due bambini iniziarono a litigare animatamente, per via della priorità sulla palla, ed il nonno si intromise, cercando in tutte le maniere di portare a casa mio figlio. Quest'ultimo, si ribellò, divincolandosi dalla stretta di mio padre ed entrambi caddero a terra. Non oso dire neppure quello che accadde dopo. Il bambino fu lasciato solo, ed il mio genitore se ne tornò a casa mia arrabbiatissimo. Mi mortificò, dicendomi che da quel momento in avanti, non si sarebbe più occupato di compiti che in realtà non spettavano a lui, ma ai genitori, che avevo cresciuto non un bimbo ma un vero e proprio "animale", la vergogna della sua famiglia. Corsi immediatamente verso la parrocchia. Raffaele da solo avrebbe potuto scappare, finire sotto una macchina, seguire qualche male intenzionato. Avevo il fiato corto ed il cuore in gola quando arrivai. Per fortuna non capitò nulla di grave o irreparabile, lo trovai che giocava solo scagliando il pallone contro il muro. Altri genitori, che erano stati loro malgrado testimoni del fatto, mi riferirono che il nonno aveva davvero esagerato, dimostrando davvero di essere molto poco tollerante. Non mi voglio dilungare sulle frasi offensive da lui dirette al povero piccolo che mi guardavo come un povero cane bastonato. Fui costretta ad interrompere la frequenza, con grande gioia da parte delle insegnanti di religione, che non mi chiesero mai spiegazioni, nè cercarono di aiutarmi facendo in modo di conciliare un'unica ora ad entrambi i fratelli al fine che potessero avvicinarsi al sacramento come tutti i loro coetanei. Il prete, non si fece neppure sentire, nè mi contattò mai. Decisi che un simile ambiente avrebbe anche potuto fare a meno della presenza dei miei cuccioli, e che avrebbero fatto la prima comunione da privatisti, chi non li voleva e non si interessava a loro di certo non li meritava. Mi venne spontaneo domandarmi in quel preciso istante, che cosa ne sarebbe stato di me, se da bambina avessi avuto lo stesso fondo caratteriale di Raffa. Non osavo neppure darmi una risposta, anche se nel mio intimo stavo già trovando le spiegazioni, all'anoressia, alla bulimia, al mio desiderio continuo desiderio di fuggire via lontano da loro, dal loro modo di agire, pensare, non affrontare le difficoltà, non saper accettare i figli come entità, fine a se stessa, con i propri desideri, aspirazioni, e se vogliamo perchè no? Anche con le loro bizzarrie, ed amarli così come sono, senza imporre nulla, senza aspettarsi mai nulla di grandioso, imparando ad gratificarli ed accoglierli nella gloria e nella mediocrità.
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