martedì 24 agosto 2010
MI SPOGLIO DI ME
Correva l'anno 2006. Adesso mi sentivo sicuramente molto più tranquilla e sollevata, almeno dal punto di vista dell'inserimento scolastico. I primi mesi di lavoro delle istitutrici, furono duri, faticosi ed impegnativi, anche se loro, a dire il vero, non mi fecero pesare mai nulla, me lo confessarono solo alcuni anni dopo. Ci furono episodi di trattenimenti e corpo a corpo fra Raffa e la maestra Annalina, quest'ultima si battè con le "unghie e con i denti" per riuscire ad avere la meglio su di lui. Al di là della diagnosi e dei problemi che comportava, c'era in Raffaele una spiccata tendenza a sfidare chiunque, a metterne a dura prova pazienza e tolleranza. Era un atteggiamento oppositivo-provocatorio, amplificato anche dalla lunga permanenza fuori da casa sua, le contraddizioni messe in atto nei suoi confronti sin da quando ero piccolo, lo avevano condotto ad interiorizzare che qualsiasi cosa poteva essere semplicemente ottenuta "facendo capricci". Tanto lui oramai aveva capito perfettamente che la nonna sconvolta e terrorizzata avrebbe sicuramente capitolato di fronte alle sue sceneggiate alla "Mario Merola". Aveva appreso a ragionare secondo la logica che tutto si può ottenere attraverso il ricatto, l'addure pretesti o inganni subdoli. D'altra parte gli erano sempre state raccontate menzogne, era stato raggirato, ingannato. Il compito si presentavo dunque arduo ed impegnativo. Era necessario ricostruire tutta una fiducia nel mondo degli adulti che fino a quel momento lo avevano "preso in giro", lo avevano ferito, trattato quasi come fosse stato un pacco postale. Realizzai quindi che quello che i nonni avevano definito aiuto, in realtà non era altro che un sistema malato, elaborato solo in funzione dei comodi dei "grandi". Un circolo vizioso dal quale era giunto il momento di divincolarsi.
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