lunedì 23 agosto 2010

MI SPOGLIO DI ME

Avevo molto, troppo da ricostruire, da dimenticare. Dimenticare tutto il male che mi era stato fatto e che avevo permesso che mi si facesse. Era giunta l'ora di far capire a tutti che avevo intenzione di impossessarmi della mia vita e decidere da sola anche per mio figlio. Avevo rischiato molto, troppo. La posta in gioco era davvero troppo alta, la salute di Raffaele era più importante del giudizio di chiunque altro. E che mi prendessero pure per pazza o per visionaria. A questo punto ero davvero felice di essere considerata un'anormale nell'iter che mi ero trovata ad osteggiare. Avevo adesso la piena cognizione del fatto che non fosse servito a nulla sperare di far breccia nel cuore di qualcuno esternando la mia rabbia, il mio dispiacere, perchè tanto nessuno avrebbe inteso il mio messaggio, la mia richiesta d'aiuto. Perchè a volte, ed è vero, non esiste miglior sordo o cieco di chi si rifiuti di collaborare , sentire e vedere. I sentimenti delle persone non si comprano, nè si elemosinano ed io non potevo pensare di trascorrere il resto della mia vita cercando di conquistare chiunque mi stesse vicino mostrandogli che stavo a pezzi. Non potevo annullarmi fino a questo punto. Se mio marito non mi amava, pazienza! Io ero a posto con la coscienza, perchè lo avevo amato per davvero, sposato per amore vero e sincero, per lui avevo rinunciato a qualsiasi cosa, ma non rimpiangevo nulla, perchè tutto ciò era stato frutto di una scelta che avevo fatto con il cuore.

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