lunedì 23 agosto 2010
MI SPOGLIO DI ME
Dopo il fallimentare primo esordio scolastico, conclusosi in modo poco felice, anche perchè Raffa aveva trascorso la maggior parte dell'anno in ospedale, mi stavo accingendo ad accompagnarlo a quello che speravo avrebbe segnato l'inizio di un suo regolare regolare ciclo da alunno. Il primo giorno della prima elementare, in realtà avrebbe dovuto essere per lui, l'avvio della seconda classe, lo sapevo bene io, e se ne rendeva conto anche lui. Ma alla fine al di là della disavventura che ci aveva colpiti, ciò che speravo davvero e sognavo, era che fosse finalmente accolto ed integrato, che non mi chiamassero a metà mattinata per rispedirlo a casa. Anche lui si sentiva smarrito, forse anche un poco impaurito, temeva probabilmente il confronto con ciò che lo avrebbe atteso. Dopo averlo consegnato ed affidato a coloro che sarebbero state le sue maestre, e che io non avevo ancor la pallida idea di chi e come fossero, mi congedai e mi diressi verso casa. Qui mia madre mi assalì con le sue ansie, che di certo non mi aiutavano a placare le mie, tanto è vero che insistette così tanto, che accondiscesi a tornare a scuola per controllare la situazione. Ero a perfetta conoscenza del fatto che non stavo facendo una cosa giusta, non era certo il modo più ortodosso per presentare il mio "biglietto da visita" alle insegnanti, che avrebbero potuto, non sapendo nulla di me, interpretare il mio gesto come una sorta di mancanza di fiducia nei loro confronti...Tuttavia, volevo proprio evitare di discutere con lei in quel frangente, così mi incamminai lentamente e nuovamente verso l'istituto scolastico. Bussai alla porta dell'aula e ad aprirmi fu proprio una delle docenti titolari. Fu quella la prima volta che interagii con la maestra Annalina Brini. La prima cosa che mi colpì di questa donna fu il colore dei suoi occhi: verdi. Verdi, di un verde ridente, belli e profondi da togliere il fiato, felini, regali e nel contempo molto, molto buoni e rassicuranti. A dire il vero, lì per lì si mostrò giustamente contrariata e seccata da questa mia insolita presa di posizione, ma subito dopo mi condusse nel corridoio e mi affrontò parlandomi con un tono gentile e confortante. Tornai a casa ed attesi le quattro e dieci del pomeriggio. Mai e poi mai, l'orologio fu più lento! All'uscita mi stupii nel vedere il volto dell'insegante sorridente, mentre mi riconsegnava Raffaele. Mi avvicinai timida e timorosa di ciò che avrei potuto udire e le domandai con un soffio di voce:" Scusi..ma è proprio sicura che sia tutto a posto?" Ella sorrise, con quel sorriso aperto e radioso che appartiene solo ad Annalina e mi disse:" Certamente! Va tutto benissimo, stia tranquilla...ce la facciamo...si ce la stiamo facendo.."
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