martedì 24 agosto 2010

MI SPOGLIO DI ME

Cristina, Annalina , Sara ed io, collaborammo seriamente e ci impegnammo duramente, diventammo praticamente una "cosa sola", tanto è vero che nel giro di pochi mesi erano già visibili i primi risultati tangibili e concreti. E Giacomo? Giacomo che ruolo aveva in tutto questo? Beh, lui si occupava di accompagnare Raffaele al servizio pre-scuola la mattina, poi si recava al lavoro, ed il resto dell'onere era delegato a me. Raramente si rapportava alle insegnanti, anzi non nutriva molta simpatia per loro, essendo persone che non si facevano scrupoli a riprendere un genitore quando lo ritessero opportuno, o a chiamare le cose con il proprio nome. Si erano anche rese conto, sebbene io non ne avessi mai parlato apertamente, che c'erano tensioni e situazioni poco chiare e conflittuali tra noi, e a lui dava fastidio che lo percepissero e ne venissero a conoscenza. Ci fu un periodo durante il quale ci scannammo per davvero, io ce l'avevo con lui, lui con me. Con il tempo ho capito che la colpa dei suoi atteggiamenti non era totalmente sua. Era solo che non era pronto, non era pronto a "fare il salto", quello che invece stavo facendo io. Restava ancora ancorato a valori e ideali che gli erano stati trasmessi dalla sua famiglia d'origine, ideali di sottomissione, abnegazione della figura femminile a favore del maschilismo. Il maschio aveva potere e vantaggi su ogni cosa, mentre la donna? la donna era nata per soffrire e patire. Questo gli era stato inculcato dalla figura materna dispotica ed opprimente, che rappresentava il "vero maschio di casa", manipolava e ricattava il povero marito, costretto, pur di non subire i suoi atteggiamenti vendicativi, ad accettare condizioni che gli stavano strette.Rammento le trame alle spalle del povero malcapitato, per far vedere alla gente, che lei era "il cuore di mamma", che teneva ai figli e li difendeva anche a costo di scontrarsi con il consorte. Ma in realtà le cose non stavano così, lei si batteva certo, ma per una sola figlia ed un unico genero, gli altri per lei non esistevano, e ammesso che avessero problemi, lei aveva già molto a cui pensare e non poteva farci nulla. Giacomo in verità non era un cattivo nell'animo, era un essere confuso, disorientato. Non aveva ancora messo a fuoco la realtà dei fatti. Io ammettevo tranquillamente gli sbagli dei miei genitori, mentre lui stentava a riconoscere quelli della controparte, così si scagliava contro di me a loro favore. Anche a lui era stato insegnato a raccontarsela, e a crederci, forse era una sua difesa nei confronti di una verità che lo infastidiva, lo urtava.

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