Pagina4
Poi la nascita di quel bimbo, "il figlio del peccato", colui che non avrebbe mai dovuto essere e non fu, perchè morì poche ore dopo la nascita. Colui che era già stato condannato perchè affetto da Trisomia 21 e insufficienza cardio-circolatoria.
Colui che fu definito dalla mia famiglia come la punizione da me meritata per non aver dato retta alle loro regole, ai loro consigli. La fuga,la fine della mia storia con il padre del bimbo, il rientro in Italia, a casa, il posto peggiore che avrei potuto scegliere in quell'occasione. Il babbo non mi accettò. "O lei, o me"-intimò furioso rivolgendosi a mia madre. Ed io me ne andai.
Dormii in auto per diversi giorni, non avevo un luogo dove stare, nè amici, nè più un lavoro. Fui costretta a vendere i miei oggetti d'oro per tirare avanti in attesa di una sistemazione. Era il 1997. Poco dopo fui assunta come interprete viaggiante.
Lavoravo in giro per l'Italia negli autodromi e partecipavo ad eventi come corse automobilistiche e motociclistiche. Un'occupazione interessante e guadagnavo molto bene per giunta. La burrasca sembrava essersi dissolta. Nel 1998 conobbi Giacomo.
Lui bello, corteggiato e prestante, io molto affascinante. Non ero certo il tipo dall'innamoramento facile, ma avevo sete d'amore,sete d'affetto e soprattutto desideravo una famiglia.
Ripensai a quando avevo otto anni circa e giocavo a fare la mamma con il mio bambolotto preferito. Era bello, paffutto, grassoccio, tutto vestito di bianco con un
bavaglino intorno al collo, sul quale stava scritto il suo nome: Lele. Adesso avevo 35 anni, volevo dei figli "veri", volevo ricominciare con quest'uomo. Volevo anche io il mio sogno da concretizzare; una mia casa, dei miei bambini, un quotidiano fatto di piccole grandi cose, un quadro pulito dai colori dell'età moderna.
Quasi un dipinto del "600, colori tenui e figure morbide immerse nel verde, il tutto magicamente postposto nella realtà della fine degli anni "90. Questa era l'immagine della micro-società che io custodivo dentro me. Questo il desiderio che accompagnava il mio naturale istinto di compagna e potenziale futura madre. Di lì a pochi mesi mi accorsi di essere incinta. I miei genitori non scalpitarono certo dalla gioia quando comunicai loro la notizia della mia gravidanza, anzi, si mostrarono piuttosto contrariati, tenuto conto del fatto che non vedevano di buon occhio la mia relazione con Giacomo. A causa della sua vita, precedentemente dedita al libertinaggio,lo giudicavano un elemento poco affidabile e poco adatto ad instaurare un rapporto serio e duraturo. Io, non avendo la minima intenzione di rinunciare a lui, e meno che mai al bimbo, che già sentivo di amare profondamente, decisi nuovamente di fuggire. Mio figlio sarebbe nato in Calabria, il paese del mio futuro marito, infatti pochi mesi dopo partimmo. Ero ormai al sesto mese di attesa, la mia fantasia e la mia allegria, dondolavano da un film romantico ad un affresco, dal voler rendere il mio tesoro un principino, al volerlo veder correre all'aria aperta fra le colline circostanti. Non avevo aspettative precise, chiedevo solo e pregavo il mio Dio affinchè fosse felice. Speravo di avere la forza e la capacità di educarlo al bene e di insegnargli, che si può sorridere quando dentro noi ride il nostro cuore.
Nessun commento:
Posta un commento