martedì 27 luglio 2010

MI SPOGLIO DI ME

"Claudia, dobbiamo andarcene!Dobbiamo fare in modo di tornare a Genova! Almeno là avremo un futuro, lo vedi anche tu, qui non c'è via d'uscita..."così disse un giorno Giacomo rientrando dall'ennesimo esodo alla ricerca di qualche lavoretto da fare per sbarcare il lunario. "sono stufo di girare a vuoto, elemosinando lavoro che non mi viene dato...ho un mestiere in mano..un mestiere che potrà permetterci di campare lontano da qui.. Continuò ed io lo ossservavo ammutolita. La nostra situazione economica stava precipitando, precipitava ogni giorno di più, il poco danaro ci permetteva a malapena di sopravvivere, ma non era certo sufficiente a provvedere a tutti i fabbisogni di una famiglia con un neonato da crescere. Io non volevo saperne di andare via, preferivo vivere di stenti piuttosto che mettere da parte l'orgoglio e chiamare a casa per chiedere aiuto. Non ero neppure sicura del se mi avrebbero accolta o meno, già una volta mi avevano cacciata e rifiutata. Guardai poi quel tesoro che dormiva beatamente e decisi che avrei messo da parte il timore e lo avrei fatto. Contrariamente a quanto avessi pensato e con mia grande sorpresa, loro si mostrarono comprensivi, quasi teneri, e propensi ad aiutarci. Ci promisero che si sarebbero impegnati per trovarci una casa d'affitto, nella quale avremmo potuto vivere nell'attesa di averne una nostra. Tutto ciò in quel momento era veramente molto. Anzi di più! Era manna che stava cadendo dal cielo..almeno avremmo avuto la garanzia di un posto dove stare. Partimmo nell'Agosto del 2000. Quante le lacrime di nonno Raffaele! Fu quella una delle poche volte che lo vidi piangere. Quell'omone forte e imponente, aveva un grande cuore, amva teneramente il nipotino ed io mi ero affezionata sinceramente a lui. Gli volevo bene, mi piaceva, così come mi piacevano quei suoi modi particolari, ma diretti e sinceri di dire e fare. Non dimenticherò mai il suo abbraccio, il suo augurio di buona fortuna, il suo sguardo che ci seguì fino a quando con l'auto voltammo l'angolo per raggiungere l'imbocco dell'autostrada.
Il viaggio fu lungo, estenuante. Raffaele dormì tutta la notte senza lamentarsi mai, quasi come se stesse comprendendo che quella era la sua speranza, il miraggio di un futuro migliore. L'incontro con mia madre, dopo quasi due anni di lontananza fu freddo, distaccato ma cortese. Ci accompagnò per mostrarci quello che sarebbe stato il nostro appartamento, situato in zona Largo Merlo, in prossimità di Marassi. Era piccolissimo, ma andava benissimo così com'era. Rivedevo la mia città, la città nella quale ero nata,ero cresciuta, mi ero formata culturalmente, e mai mi era apparsa così bella. Giacomo, che era un carrozziere, trovò subito un lavoro ben retribuito, che ci permetteva di saldare i debiti che avevamo accumulato e di iniziare a vivere dignitosamente.

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