mercoledì 28 luglio 2010

MI SPOGLIO DI ME

Osservavo la mia laurea, i miei titoli ed onorificenze, frutto di anni di sacrifici, appesi al muro e mi domandavo a cosa fosse servito tanto dispendio di energie. A nulla. Precisamente a nulla. almeno mi fossi sentita amata, desiderata...neppure quello mi era concesso. Chi mi stava vicino non solo non mi amava, ma non mi apprezzava neppure, per lui ero stata un bel trofeo, l'infatuazione di un attimo, un'infatuazione appena più forte di quelle precedenti, ma che si era poi dissolta, svanita come neve al sole. Ed io, io stupida, io meschina, io povera illusa, io che avevo rinunciato a tutto, carriera compresa pur di averlo. Mi autocommiseravo, colpevolizzandomi di tutto. Guardavo i miei splendidi figli e arrivavo alla conclusione che loro fossero l'unica buona idea che avessi messo in atto nella mia vita. Nulla contava più. Non contavano più i giorni che scorrevano noiosamente tutti uguali, c'erano le mie ossessioni, le fobie con le quali combattevo costantemente, e dalle quali non riuscivo a liberarmi. Poi c'erano le mie domande: domande senza risposte, vignette senza parole, proprio come nei fumetti. Sentivo un potente demone entrare in me, un demone che si impadroniva del mio intimo, lo sconquassava, mi minacciava, mi intimoriva, e più cercavo di fuggire lontano da lui, più mi rendeva prigioniera. E sopraggiunse l'anno 2003. L'anno in cui decidemmo di sposarci per legalizzare la nostra relazione. Forse fui io che mi sposai. Anzi sicuramente, perchè Giacomo con il sentimento non mi sposò mai. Ancora oggi non ho inteso se il suo fu un gesto di dovere nei confronti miei e verso i suoi figli, o semplicemente un modo da lui scelto quasi inconsciamente per espiare i suoi sensi di colpa, quelli di aver fatto soffrire, penare una brava ragazza, una ragazza seria. Mio padre e mia madre non erano affatto convinti della mia scelta. Cercarono di dissuadermi dicendomi che intanto "non sarebbe durata", avevamo caratteri incompatibili, e la convivenza avrebbe facilitato un eventuale allontanamento. Per lo meno non ci sarebbero stati di mezzo i legali e la burocrazia. Fu una cerimonia civile, sobria, semplice, diversa dal "grande giorno" che avevo idealizzato.

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