lunedì 26 luglio 2010
MI SPOGLIO DI ME
Raffaele aveva 17 giorni, si 17 giorni soltanto, quando si ammalò gravemente. Una settimana prima aveva contratto un raffreddore a causa degli sbalzi di temperatura e dell'umidità della casa in cui vivevamo, sicuramente poco adatta ad accogliere un neonato. Mi accorsi che respirava a fatica e decisi, nonstante mia suocera mi dicesse che non era nulla, di portarlo dalla pediatra per una visita di controllo. La dottoressa mi presentò immediatamente il foglio di ricovero dicendomi che se non lo avessi condotto in ospedale, il bimbo non avrebbe superato la notte successiva. Non so dire quello che provai, chiamai Giacomo e lo intimai a rientrare dal lavoro. Egli si precipitò subito da noi, e insieme ci dirigemmo verso l'ospedale di Polistena. La primaria del reparto di pediatria, appena lo vide scrollò il capo, e disse: "Si tratta di bronchiolite purtropppo, "la tomba" a quest'età! Faremo il possibile, ma sarà molto difficile che possa salvarsi!". Si affrettò, e lo trasferì in terapia intensiva per neonati a rischio. Rammento le mie calde lacrime, le mie preghiere mentre mormoravo:"Dio mio, ti prego...non mi portare via anche lui...Lui no!. Per venti lunghi giorni e lunghe notti, veglia su quel corpicino indifeso sospeso fra la vita e la morte. Durante la notte piangeva, piangeva molto per attacchi di otite causati dalla permanenza sotto la tenda d'ossigeno. Non potevo neppure sollevarlo, coccolarlo, tenerlo in braccio, perchè non poteva essere distaccato dalla respirazione artificiale. Restavo lì inerme , impotente, mentre le sue urla mi strappavano il cuore. Deperivo ogni giorno di più; non mangiavo, non dormivo, nessuno veniva mai in ospedale, neppure per permettermi di riposare qualche ora, cambiarmi, farmi una doccia. Giacomo non avrebbe potuto anche se avesse voluto, costretto a lavorare tutto il giorno perchè i soldi scarseggiavano. Dopo dieci giorni che non mi lavavo, e indossavo gli stessi vestiti del momento in cui avevo messo piede in reparto, mia cognata venne di corsa trafelata come al solito, mosse accuse nei nostri confronti dicendoci che non eravamo genitori attenti, e ci fece sentire colpevoli di aver fatto in modo che il piccolo si ammalasse. Raffa dimostrò di avere molto più coraggio di quanto potessimo immaginare, fu dichiarato fuori pericolo e fummo pronti a tornare a casa per ricominciare.
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